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COSA VEDERE
 
PIAZZA DELLA PORTELLA
Antica piazza d' armi, antistante il Castello Baronale, in questo luogo fu fatto decapitare il Barone di Maenza nel 1123 per opera di Papa Callisto II.
Motivo di tale decisione fu l' assassinio di un incaricato del Papa preposto a riscuotere i tributi.
 
EX CHIESA DI SAN GIACOMO
Ormai abbandonata, per molti secoli è stato il primo tempio di culto.
Di essa se ne fa menzione già nel secolo XIII ed in parte lo testimoniano anche alcuni resti di affreschi, fino a qualche anno fa visibili nelle pareti interne, ed il bellissimo arco variamente lavorato, che ancora si può osservare sul lato esterno di destra.
Si ritiene che venisse costruita per l' utilità religiosa del primo nucleo abitato formatosi intorno al Castello Baronale ed alla -antistante Piazza d' armi.
 
CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA
Il complesso che si erge imponente al lato sinistro del Castello Baronale da cui viene divisa da una strettissima via; i suoi campanili sono ben visibili anche a ragguardevole distanza.
Interamente restaurata alla fine del XIX secolo per volere di Papa Leone XIII, presenta una facciata composta da un ampio pronao formato da quattro alte colonne con capitello ionico.
Il frontone, movimentato da dentelli, presenta al centro lo stemma della famiglia Pecci.
All' interno, composto da tre navate, si può ammirare la parte centrale di un trittico con raffigurata la "Madonna in trono con Bambino".
Interessante è anche l' affresco, proveniente dalla chiesa di San Giacomo, raffigurante la "Madonna delle cerase", così denominata perchè l' offerente ha voluto che venissero raffigurati i prodotti della terra di Maenza.
Gli altari laterali presentano tele raffiguranti l' Assunzione, San Tommaso, Sant' Agostino.
 
LOGGIA DEI MERCANTI O PIAZZA COPERTA
Locale restaurato, un tempo mercato, oggi utilizzato come area di incontri e manifestazioni.
Vuole la tradizione che tale Piazza Coperta sia stata costruita nel Medioevo, vicino Porta Maggiore, per quelle persone che arrivando in Paese, quando le porte erano chiuse, potevano così passare la notte al riparo dalle intemperie.
 
PORTA MAGGIORE
Dotato di diverse porte e portelle ( anche interne ), una volta chiuse in caso d' invasione, servivano per chiudere l' entrata dei vicoli in modo da poter suddividere il Paese in tanti compartimenti stagni.
Il complesso di difese, creato intorno al Castello per respingere i sempre frequenti attacchi dei nemici nel turbolento periodo del Medioevo, non fu in seguito demolito, ma conservato per difendersi da nuovi e terribili nemici: i briganti.
Oggi è la porta di accesso al centro storico, in Piazza della Repubblica.
 
CHIESA DI SANTA REPARATA
Raggiungendo Maenza dalla strada principale si arriva in Piazza S. Reparata contrassegnata da una bella fontana di pietra, un tempo luogo di ritrovo.
Sulla sinistra vi è l' antico convento francescano con l' attigua chiesa di Santa Reparata.
Tale complesso, nel corso dei secoli, ha subito varie trasformazioni e ricostruzioni prima di raggiungere la forma attuale.
Infatti, esso risale al secolo XV quando padrone di Maenza era Cristoforo Caetani, nel 1473 il popolo di Maneza decise di rinnovare e migliorare a proprie spese la stessa chiesa ed il convento, da allora fino al 1873 le vicende di questo complesso religioso sono legate ai grandi eventi.
 
PALAZZO PECCI
Nel secolo XVII troviamo in Maenza la famiglia Pecci di Carpineto, proprietaria di diversi fondi rustici anche nelle vicine Roccagorga e Priverno.
Alla fine del secolo XVIII Ludovico Pecci, padre di Leone XIII, era colonello delle milizie baronali del ducato Aldobrandino, ed anche proprietario del Castello Baronale appartenente già ai De Ceccano e agli Aldobrandini-Borghese.
Ma essi avevano anche acquisito il palazzo presso la "Loggia Coperta dei Mercanti".
In tale abitazione il giovane Gioacchino Pecci vi dimorò qualche -estate ( ne fa fede una lapide all' interno dell' abitazione privata ) e venne abitato dai nipoti conti Riccardo e Stanislao Pecci.
Ceduto successivamente parte a soggetti privati e parte adibito a Palazzo Comunale con Biblioteca comunale, sarà fortemente rimaneggiato negli interni.
 
RUDERI DEL CASTELLO DI MONTACUTO
Il Castello di Montacuto, nei pressi di Maenza e a cavallo di un ripido monte, risale all' anno 1224 allorchè Giovanni de Ceccano, "dominus campaninus" lo lasciò in eredità al figlio Landolfo, unitamente a Patrica e Cacume.
L' ultimo signore Raimondello de Cabanis, durante il secolo XIV, fu privato dei beni da Papa Bonifacio IX, a causa delle sue idee antipapali.
Nel periodo delle lotte tra Caetani, Conti, Colonna ed altri baroni di Campagna e Marittima, Montacuto venne "raso al suolo".
Punto strategico tra la vallata dell' Amaseno e del Sacco, fu ideale luogo di allevamento di cavalli da combattimento, la rocca con forma urbanistica a fuso, con il suo maschio e le poderose mura perimetrali fa ancora intuire la piccola piazza d' armi, l' ospedale e le chiese di Santa Maria di Montacuto e di San Luca ( oggi restaurata ) presso una fonte.
In un atto notarile del 1476 Montacuto risulta già "castrum dirutum"
Chiesa di san Luca
 
ROCCA MEDIEVALE DI ASPRANO
Castello medievale in territorio di Maenza, la strada migliore per un più sicuro accesso è dal cimitero di Roccagorga, poiché un nastro d' asfalto conduce nei pressi.
L' eremo di Asprano, Asperana o Asprana ( come dice la gente ) ostenta la massa possente di pietra ed edera, ben visibile sulla collina da grande distanza.
Fu castello posseduto dai de Ceccano fin dall' anno 1189, prima di essere trasformato in eremo.
Nel secolo XVIII era già da tempo ridotto in eremo con presenza fissa di eremiti che ne curano lo stabile.
Nel 1783 vi si trovavano i "Padri dell' Istituto della Penitenza di Gesù nazareno" fondato dallo spagnolo Juan Alonso Varela Y Losada da Salamanca: la loro missione era legata all' assistenza dei moribondi e alle missioni popolari.
Oggi lo stabile è in abbandono, ma di grande fascino.
 
" LE CONE "
Si tratta di piccole costruzioni, in genere monambiente, sparse per la campagna, quasi sempre in prossimità di sorgenti.
Oltre ad essere riparo dalle improvvise intemperie esse avevano il fine di potenziare la religiosità rurale per la presenza spesso di un eremita, ma erano anche occasione per rappacificare famiglie nelle dispute per le abbeverate degli animali.
L' interno della cappellina, a capriata, era fornito di un modesto altare dedicato alla Madonna o Santi.
 
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